A cosa serve una fotocamera a telemetro? Informazioni utili

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Le fotocamere a telemetro, hanno avuto il loro momento di nascita e di evoluzione con la fotografia stessa, quindi negli anni ’30. L’industria fotografica tedesca era al vertice soprattutto per le componenti meccaniche e per quelle ottiche. Coloro che lottavano per il mercato erano Contax e Leica. Proprio grazie al loro duello storico si devono le invenzioni e i brevetti, come la nascita del famoso formato Leica 24X36, dell’otturatore sul piano focale, dell’innesto degli obiettivi a baionetta con il telemetro. Proprio questo componente ottico-meccanico, che fa da filo conduttore per tutte le fotocamere che nacquero negli anni.

Come funziona e che cos’è il telemetro?

Il principio di funzionamento del telemetro sta nella capacità dei prismi di vetro ottico, di trasmettere fasci di luce, per poi andare a restituirli nel mirino della fotocamera. Un telemetro Leica, converge i fasci luminosi della finestra oculare nel mirino tramite un prisma in vetro ottico, poi andrà ad agire sulla messa a fuoco, accoppiata meccanicamente ai due prismi, cosicché le due immagini della stessa scena inquadrata da divergenti si riuniranno in un’immagine unica e la messa a fuoco verrà raggiunta. Il telemetro, se accoppiato al mirino, andrà ad agire da intermediario ottico, fra l’azione meccanica della focheggiatura e la distanza fra i prismi, quindi con le due immagini della scena inquadrata che si andranno a sovrapporre, avremo la messa a fuoco.

Storia delle fotocamere a telemetro dagli anni Trenta agli anni Cinquanta

Quando lo standard Leica fece il suo ingresso nel 1925, le fotocamere con il mirino galileiano di varia concezione erano già largamente disponibili. Erano la naturale soluzione costruttiva di quella esigenza che portava a voler  inquadrare correttamente il soggetto da fotografare. L’idea che fu veramente rivoluzionaria della Leica, era sostanzialmente quella che riguardava il formato della pellicola, al punto che fu denominato formato Leica. Partendo da questo tipo di fotogramma, fu possibile progettare la Leica compatta e quella metallica, per questo divenne affidabile nel tempo e capace di un’autonomia da 36 pose.

Fotocamera Contax vs Leica

In questo contesto, la Contax fu una validissima concorrente, tanto è vero che potette contare sulla tecnologia e sull’esperienza della Zeiss, che in campo ottico giocava alla pari e a volte superava la Leica. Ma la prima fotocamera a telemetro fu proprio della Contax. Questo avvenne nel 1932, entrando proprio in scena la prima fotocamera a telemetro della storia, che fu molto avanzata per i tempi che correvano. Presentava l’otturatore a lamelle verticali con tempi da 1 a 1000 secondi, con innesto a baionetta e le ottiche Zeiss. Questa fu la prima fotocamera 35mm a telemetro, ad ottiche intercambiabili. Fu creata dagli studi della ICA, che aveva sede a Dresda. Addirittura la concentrazione di aziende foto ottiche crearono questa fotocamera rimasta leggendaria.  La risposta da parte della Leica, fu sempre nel 1932 che fece una 35 mm con il mirino a telemetro accoppiato e con obiettivo intercambiabile.

L’introduzione da parte della Kodak

Fu nel 1936 che l’americana Kodak, oggi oramai nota per le pellicole, che divenne attiva nel campo delle telemetro, con la serie delle Retina. Nel 1939 uscirono delle compatte a mirino galileiano, mentre fino al 1957 ci furono altre fotocamere a telemetro, ma quella che fece maggior successo fu quella con esposimetro al selenio e l’obiettivo intercambiabile. La versione Retina fu la principale evoluzione di Kodak. 

Fotocamera a telemetro dagli anni Cinquanta ai Settanta

Nel periodo della guerra, la Zeiss produsse le ottiche nettamente superiori per nitidezza, ma l’azienda tedesca non si impose sulle nascenti giapponesi, particolarmente Canon e Nikon, che presero spunto da Leica e Contax ma svilupparono delle fotocamere molto più economiche. La Canon tirò fuori delle ottime emulatrici della Leica, mentre la Nikon sfoggiò delle novità. a quelle dei paesi avversari e per questo segreto militare, indisponibile per usi civili fino al ’39. Alla fine del conflitto l’industria ottico-fotografica tedesca che era in pezzi, non pot impedire l’affermarsi di quella giapponese, in particolare di Canon e Nikon, che sia pure ispirandosi largamente alle Leica e Contax, svilupparono delle valide ed economiche fotocamere.

Il fenomeno Leica

Anche se il mercato era saturo di nuove fotocamere a telemetro, la Leica ebbe l’idea di continuare la sua battaglia contro i marchi giapponesi, tanto è vero che si corredava di qualità superiori degli obiettivi e delle fotocamere meccaniche, con l’introduzione dell’innesto a baionetta. Quando fu presentata nel 1954 una nuova Leica, fu subito considerata come la migliore fotocamera a telemetro, perché era molto pratica per il nuovo innesto degli obiettivi a baionetta e perché era molto consigliata per la sua brillantezza, luminosità e grande precisione del mirino accoppiato al telemetro.

La Mamiya giapponese

La casa giapponese Mamiya nasce nel 1940, ma prese spunto da Leica e Contax, utilizzava una pellicola 120 per 12 pose, aveva un mirino con telemetro accoppiato e aveva la messa a fuoco direttamente sul piano della pellicola, mentre le lenti dell’ottica rimanevano fisse. La Mamiya nel 1950 produsse delle fotocamere a telemetro che venivano accoppiate, con un formato 6X6, otturatore centrale integrato nell’obiettivo e la messa a fuoco sul piano pellicola. Negli anni successivi la Mamiya si guadagnò la reputazione di innovatrice e di una qualità di fotocamere professionali e di medio formato. Si è sempre segnalata all’attenzione dei fotoamatori e professionisti, per lo spirito innovativo.

Voigtlander

Questa fu una delle case che negli anni ’50 si distinse per originalità e innovazione e fu la Voigtlander, che era molto nota prima della guerra nel medio formato, poiché presentava la telemetro di alta classe, con eccellenti ottiche intercambiabili e l’otturatore centrale negli obiettivi. La prima venne prodotta a partire dal 1952 fino al 1958, aveva la particolarità di gestire la messa a fuoco sul piano focale e sul mirino a telemetro accoppiato, tramite una grossa ghiera sulla calotta.

Fotocamere innovative

Quindi, non solo quelle citate, ma anche altri costruttori sfornarono fotocamere a telemetro, come l’italiana Ducati, la San Giorgio, la russa Gomz. Ma intorno agli anni ’60 il ciclone giapponese spazzò via la totalità dei costruttori tedeschi, mentre l’unica rimasta a tenere alto il vessillo della vecchia Europa fu la Leica.

L’entrata nel mercato della Fuji

A partire dalla fine degli anni ’80 Fuji e Hasselblad, collaborano alla produzione di alcuni obiettivi per medio formato e di un altro prodotto comune. Produssero una telemetro molto particolare per il fatto di essere panoramica, i primi esemplari furono a marchio Fuji. La particolarità stava nell’impressionare fotogrammi 24X65 su normale pellicola 35mm, dette così accesso alla vera fotografia panoramica, che fu disponibile solo con delle fotocamere complesse e specialistiche con l’obiettivo rotante. Presentarono la fotocamera a telemetro con otturatore elettronico sul piano focale. Inoltre, aveva lo scorrimento della pellicola motorizzato molto preciso, essendo controllato da dei sensori elettronici che consentono dei posizionamenti esatti sia per formato “normale” 24X36, che per il panoramico 24X65.

La rivoluzione finale della Leica

La Leica spiazzò molti dei suoi compratori, perché nel 2004 produssero una nuova fotocamera a telemetro, che fece rimanere sorpresi molti compratori. Aveva un otturatore elettronico e in caso di pile scariche, aveva solamente due tempi meccanici disponibili, inoltre l’esposizione manuale veniva affiancata da quella automatica a priorità dei diaframmi. Ma, sempre nel 2004 il clamoroso ritorno al futuro della Leica, venne integrato da una nuova uscita per rimediare a quella di poco prima, perché presentarono una fotocamera a telemetro con la meccanica di precisione allo stato puro, era manuale, unica concessione alla “tecnologia” l’esposimetro, inoltre venne rimosso perfino il manettino per il riavvolgimento pellicola, che è stato ridotto a uno scomodo bottone zigrinato come avevano i primi modelli. Infatti, questo ultimo modello presentato non sembrava affatto una fotocamera attuale, ma una edizione nuova di una versione vecchia, ma interamente meccanica e con esposizione manuale. Con dei tempi che andavano da 1 a 1000 secondi con posa B.

In conclusione

Visto che il digitale e la tecnologia avanzarono, sembrava certo il destino delle telemetro, ma nel 2004 furono sempre i giapponesi produssero una telemetro con un dorso digitale. Ma fu la Epson a creare la prima fotocamera al mondo digitale a telemetro. Presentava controlli analogici e tecnologia digitale. Queste sono state le ultime fotocamere a telemetro a nascere sul mercato dopo l’avanzata del digitale con le reflex. Per cui, si può dire che dagli anni Trenta fino al 2004 la produzione delle fotocamere a telemetro è stata veramente cospicua, ogni anno ne veniva fuori una. I marchi che hanno sempre scozzato tra di loro sono stati Leica, Contax, Kodak, Fuji, Canon e Nikon. Ma soprattutto furono i giapponesi a voler entrare nel mercato in modo prepotente, andando a superare gli europei tedeschi che avevano pensato bene a sfornare modelli interessanti. A oggi tutte queste fotocamere a telemetro si potranno trovare a prezzi esorbitanti.

Appassionata della lettura e dell’arte. Amante della scrittura. Scrivo dai periodi delle medie, ma dopo il liceo ho iniziato a perfezionarmi. Ho collaborato con qualche casa editrice, due pubblicazioni certificate e molte altre in self.  Da sempre ho creduto nella passione per la scrittura degli articoli. Sono felice di poter scrivere articoli su più temi.

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